Epilogo (dovuto) sull’impero americano

Mi ero sinceramente  ripromesso di non parlare più di declino dell’impero americano.

Ma tra ieri e oggi sono successe due  cose che mi hanno fatto cambiare idea, insomma che mi fanno dire che proprio gli americani se lo stanno chiedendo anche adesso. Insomma il tempismo del piccolo blog Tucidide sul dibattito del declino è stato quasi preoccupante. Ma torniamo ai fatti: ieri sera navigavo su internet e guardando l’anticipazione del nuovo numero di Foreign Affairs, mi sono accorto che G. John Ikenberry recensisce l’ultimo libro di Joseph Nye Jr. “The future of Power”. Il nostro amico Nye affronta proprio il problema del declino americano e dell’ascesa cinese, ma chiaramente essendo un liberal democratico non la vede così cupa, come vorrebbero i repubblicani. Penso ad esempio a Fareed Zakaria che sul Time parla della fine dell’età dell’oro.


Poi oggi a pranzo mentre azzannavo un pezzo di stufato preparato da mia mamma, mi è stato fatto notare che il Sole 24 ore, a pagina 15 pubblica un articolo proprio di Joseph Nye dal titolo“Per l’America futuro dietro le spalle?”. Ma ciò che mi interessa ancora di più è il sommario, che davvero condivido nella sua pars construens: “Gli intellettuali si interrogano sul possibile declino Usa: paura ricorrente (e infondata)”. Ciò che mi preoccupa è di aver coinvolto tutti i miei familiari nei miei deliri sul declino, tanto da turbare il pranzo domenicale. Per altro  non dimentichiamo che, come mi ha detto il professor Gilpin parecchi anni fa, è un argomento depressing: la mia famiglia non me ne voglia.
Però ora siamo tutti d’accordo. Intendo io, Nye e probabilmente anche Ikenberry: la paura è infondata. L’America non è in declino, ma Nye lancia un avviso ai naviganti (cittadini e politici) nel suo articolo e ringrazio il Sole 24 Ore per averlo pubblicato e tradotto: “Il più grave rischio per l’America non è l’indebitamento, non è la paralisi politica, non è neppure la Cina, ma la ristrettezza di vedute, prendere le distanze da quell’apertura che costituisce la fonte stessa della sua forza, riposare sugli allori”.
Capito caro prof. Gilpin?! Evitare di parlarne o chiudersi in se stessi, nella spledid isolation (che fu prima vincente per l’Inghilterra nell’Europa del ‘600 e del ‘700) non serve proprio a niente. Nemmeno all’egemone americano.
Insomma l’impero quello nuovo, quello in salsa obamiana, si salva perché non si fa prendere dalle ansie, non pensa di essere a posto con se stesso, però non vede nemici in ogni lato buio della politica internazionale.
Forza Obama che ce la fai.

Tucidide intanto si appresta a salpare dalle coste americane e a tornare in Europa, un’idea che esiste ma si sta dissolvendo…..

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