Riprendendo quello che ormai per me è diventato un motto – Il declino è un argomento molto deprimente, la maggior parte della gente ne sta alla larga -, ho deciso di proseguire sul tema “depressing” (come me l’ha definito il professor Gilpin) dell’idea di declino e siccome, fino a prova contaria, la nazione-guida dei nostri tempi è ancora l’America, vorrei ragionare ancora su come la vedono loro, gli americani.
Il 10 aprile del 1959, in una lezione al National War College, Hans Morgenthau parlando delle ragioni per cui le nazioni declinano, dopo aver chiarito che troppo spesso viene fatto un paragone erroneo tra stati ed esseri viventi, ha tirato fuori il concetto di mistero. Mistero per cui le nazioni crescono all’interno della gerarchia dell’arena internazionale, mistero per cui le nazioni declinano, “We are really confronted with a mistery”.
Siamo al punto d’inizio, al quesito che ho presentato nel post precedente. Se anche il politologo più importante del ‘900, quello sui cui libri generazioni di classi politiche, studenti e studiosi in erba si sono formati, parla di mistero per spiegare le ragioni di ascesa e declino, davvero la situazione è preoccupante.
In realtà nel suo discorso poi Morgenthau fornisce una lettura interessante su ciò che può permettere ad una nazione di mantenere la propria grandezza. In sostanza l’idea è che un impero è crollato nel momento di massima estensione, perché quella estensione era eccessiva per le capacità di controllo economico, politico e militare. Il problema è che di solito nessuno se ne è mai accorto e ha cercato di porre rimedio a questa situazione (Jack Snyder l’ha chiamata overstretching) tranne qualche cassandra come Edmund Burke che nel 1793, quando la Gran Bretagna era la nazione-guida del sistema internazionale, ha parlato degli effetti nefasti della grandezza britannica. E allora la soluzione diventa la spinta morale, in questo caso quella che Morgenthau definisce umiltà: fino a che punto un impero può spingersi prima che sia oltre le proprie possibilità. Tutto si lega alla politica interna, ai governanti che devono sapere riadattare le istituzioni e rivedere le azioni politiche a seconda delle nuove sfide e dei nuovi scenari. Il pericolo è quello di fossilizzarsi e allora gli imperi sono come i dinosauri che andavano benissimo in determinate condizioni della terra, ma con la nuova glaciazione sono scomparsi perché non attrezzati geneticamente per la sfida ambientale. Gli imperi sono come animali o forse lo sono stati? E oggi? Con gli Stati Uniti, capaci di reinventarsi, forse stiamo assistendo all’evoluzione della specie dei sistemi politici.
Per chi vuole approfondire un po’
Morgenthau ha formalizzato il suo punto di vista sul potere statuale in un capitolo della sua più importante opera Politics amongs Nations. Potrebbe essere uno spunto interessante.(scarica qui il capitolo 7)